Donald Trump rinvia un aumento dei dazi doganali su mobili, armadietti da cucina e lavabi
Donald Trump ha preso una decisione che farà discutere nel mondo dell’arredamento. Ha rinviato di un anno l’aumento dei dazi doganali su mobili, armadietti da cucina e lavabi, fermando così rincari attesi con il nuovo anno. Una mossa che mette un po’ di respiro ai commercianti e consumatori, alle prese con prezzi sempre più alti.
Il provvedimento mantiene in capo la tariffa massima attuale del 25% su determinati prodotti in legno e mobili per la casa. Ma l’aumento fino al 50%, previsto per l’inizio del 2026, è stato congelato fino al gennaio 2027. Quasi un sospiro di sollievo per quelli che si aspettavano un doppio rincaro.
Il rinvio dei dazi: cosa cambia davvero per il mercato
Questa decisione arriva a poche ore dalla fine dell’anno e conferma una volontà diplomatica piacente. Trump ha voluto lasciare aperto il tavolo dei negoziati commerciali, evitando una stretta brusca che avrebbe potuto pesare molto soprattutto su fornitori di peso come Vietnam e Cina.
Il settore dei mobili imbottiti, delle cucine e degli arredi per bagno resta così con i dazi fermi al 25%. L’alzata del sipario sui nuovi dazi era stata annunciata a settembre 2025 e avrebbe portato le tariffe a salire fino al 50%. Ma ora tutto si ferma, almeno temporaneamente.
Quale impatto sul commercio internazionale e sulle famiglie?
Per gli esportatori italiani, il rinvio è un’ancora di salvezza. Gli aumenti pesanti avrebbero potuto spingere a un rincaro generale dei mobili importati, con conseguenze dirette anche sulle tasche dei consumatori. Il mercato statunitense è sempre un banco di prova difficile, specie quando si parla di colpi di scena tariffari.
Il rinvio permette di mantenere prezzi più stabili per un altro anno, offrendo al contempo uno spazio per trattative più serene. Resta però in ballo la questione della reciprocità e della sicurezza nazionale, temi che la Casa Bianca continua a monitorare molto attentamente.
I dazi sull’agroalimentare: una sorpresa per la pasta italiana
Non è solo il settore del mobilio a beneficiare di queste manovre. Anche la pasta italiana ha visto diminuire le tariffe imposte dagli Stati Uniti. Dopo mesi di tensioni e proposte iniziali esorbitanti, il Dipartimento del Commercio americano ha rivisto al ribasso i dazi su molte marche italiane.
La Molisana, per esempio, passa da un preoccupante 91% a un più gestibile 2,26%. Garofalo e altri undici produttori si attestano intorno a percentuali comprese tra il 9 e il 14%. Questo abbassamento testimonia una volontà americana di collaborazione concreta, riconosciuta anche dal governo italiano.
Che significa tutto questo per il mercato italiano?
Le esportazioni di pasta verso gli Stati Uniti valgono una fetta importante per l’Italia. Nel 2024 hanno superato i 670 milioni di euro, rappresentando quasi un quinto delle esportazioni nazionali. Questo aggiustamento tariffario non è solo una vittoria commerciale ma un segno di rispetto verso il made in Italy.
Il ministro dell’Agricoltura ha sottolineato che, senza allarmismi e con un lavoro serio, si possono ottenere risultati concreti. Un insegnamento che fa pensare anche agli scontri più duri nel mondo gourmet: la pazienza e la tenacia portano al miglior piatto sulla tavola!
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista
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