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«Diventano piccoli diavoli»: perché i bambini sono più educati fuori casa, secondo gli esperti di psicologia

By Rosina Ferrario , on 12 Gennaio 2026 à 11:56 - 2 minutes to read
scopri perché, secondo gli esperti di psicologia, i bambini si comportano meglio fuori casa e diventano 'piccoli diavoli' quando tornano, analizzando i comportamenti educativi in diversi contesti.

Escono dalla porta e, puff, l’angioletto compare. Rientrano e la cucina si riempie di urli, rotoli di carta sparsi, lacrime che sanno di peperoncino! Gli psicologi parlano di un fenomeno normale, quasi rassicurante.

«Bambini più educati fuori casa»: la chiave è l’attaccamento sicuro

Mary Ainsworth lo mostrò già negli anni ’60: quando un bimbo sente la mamma come rifugio, fuori si comporta da esploratore gentile. Il legame forte funziona come un grembiule anti-macchia, protegge e permette di rischiare. A casa invece cadono le briglie, perché la certezza dell’amore resta impastata nel quotidiano.

Un porto sicuro… e anche un ring

Vanessa LoBue lo dice senza giri di parole: il genitore riceve le carezze ma pure le tempeste. Succede lo stesso con un impasto lievitato, bello gonfio grazie al calore, poi però esplode se non lo sfiati. I bambini si permettono quel vulcano solo dove sentono tolleranza.

Testare i limiti: perché in famiglia emerge il «piccolo diavolo»

Fuori casa le regole appaiono chiare, scandite come il battito di un metronomo scolastico. Dentro, le norme somigliano a ricette di nonna: un «qb» di pazienza, una manciata di sguardi, niente misurini. Il bambino annusa l’aria, assaggia il confine, lo spinge finché non straborda!

Scuola e casa, due cucine con ricette opposte?

Nella classe i docenti servono porzioni uguali di attenzione, il menù è predicibile, perfino la campanella sa di timer da forno. A tavola, invece, ogni sera un aroma differente, umori variabili come sale grosso sparso. Il contrasto scatena la fame di sperimentare comportamenti nuovi.

Spunti per trasformare la tempesta in brezel morbido

Primo: riconoscere il diavolo come messaggero, non come nemico. Secondo: nominare l’emozione, «vedo rabbia», così il vapore esce dal coperchio. Terzo: fissare confini nitidi, crosta croccante che regge la mollica. Quarto: offrire alternative, «puoi urlare nel cuscino», un trucco semplice e pure divertente. Quinto: curare il proprio riposo, perché un genitore stanco brucia come olio troppo caldo.

Il gusto finale che resta

I piccoli imparano dall’esempio, l’adulto è la ricetta vivente. Mostrare calma significa servire un piatto di sicurezza, profumato di fiducia. E, sì, qualche granello di confusione ci sta: rende il sapore più vero!

A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista

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